distolse lo sguardo.
Fissai il giornale. “Mi sfrattate perché non sono andata a un matrimonio?”
“Sto ponendo fine a un accordo che ti sei dimostrato troppo ingrato per meritare.”
“Pago l’affitto.”
“Pagherete quanto vi autorizzerò a pagare.”
La frase mi colpì con la solita, familiare forza. A quanto pare, tutto ciò che possedevo era qualcosa che lui mi aveva permesso. La casa. Gli inviti per le vacanze. Le fotografie di famiglia. Il mio posto a tavola. Persino la dignità, quando era di buon umore.
«C’è dell’altro», disse.
Certo che c’era. La cartella aveva più pagine.
“Non potrai partecipare alla distribuzione del fondo vacanze familiare quest’anno.”
Allora risi. Mi sfuggì prima che potessi fermarla, piccola e incredula. Il fondo di beneficenza per le vacanze in famiglia era una delle invenzioni preferite di mio padre, un fondo istituito da mia nonna decenni prima per coprire le spese delle riunioni di famiglia, le
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