ci fece cenno di entrare. Noah si era svegliato e a quanto pare pretendeva un secondo giro di dessert. Mia madre se ne stava dietro di loro, sorridendo incerta, come se fosse ancora stupita di trovarsi in una stanza dove nessuno aveva bisogno del suo silenzio per sopravvivere.
Siamo rientrati.
Verso mezzanotte, dopo aver raccolto i cappotti e impacchettato gli avanzi, mia madre mi prese da parte. Sembrava più vecchia di un anno prima, ma anche più presente, come se l’età avesse finalmente raggiunto un volto rimasto troppo a lungo immobile.
“Ho trovato qualcosa”, disse.
Per abitudine, mi si strinse lo stomaco. “Che tipo di cosa?”
«Non male.» Infilò la mano nella borsa e tirò fuori una piccola pochette di velluto. «Tua nonna voleva che tu avessi questa. Credo che avesse intenzione di dartela di persona.»
All’interno c’era una chiave. Vecchia, di ottone, legata a un nastro blu sbiadito.
“Cosa
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