Particolarmente toccante è il racconto della sorella maggiore, appena nove anni, che secondo gli inquirenti si sarebbe spesso occupata delle due sorelline più piccole durante le assenze della madre.
La bambina avrebbe cercato di gestire da sola situazioni molto più grandi di lei, aggiornando la madre tramite messaggi e cercando aiuto nei momenti di difficoltà. Un peso enorme per una bambina della sua età.
«Ti ho vista darle un bacio»
Tra gli episodi riportati nelle carte dell’inchiesta emerge anche il clima di paura che si respirava in casa. Una delle sorelline racconta di essere stata rimproverata dopo aver dato un bacio a Beatrice.
Una frase che gli investigatori considerano significativa per comprendere il contesto familiare in cui vivevano le bambine e il controllo esercitato sugli affetti e sui comportamenti quotidiani.
La mattina della tragedia
Il momento più drammatico riguarda il 9 febbraio, giorno in cui la piccola Beatrice è stata trovata senza vita.
Secondo quanto riferito dalle sorelline, quella mattina sarebbe stato comunicato loro soltanto che «era successo un casino». Una delle bambine avrebbe notato una coperta rossa vicino a un armadio e avrebbe pensato che la sorellina fosse nascosta lì sotto, ma non avrebbe potuto avvicinarsi.
Successivamente, durante il tragitto verso Bordighera, le due bambine avrebbero ricevuto indicazioni precise su cosa dire e cosa non raccontare.
Il ruolo del supporto psicologico
Solo grazie al percorso intrapreso con psicologi e specialisti le due sorelle sarebbero riuscite a superare la paura e a raccontare quanto accaduto.
Le loro parole hanno permesso agli investigatori di approfondire il quadro familiare e ricostruire gli ultimi mesi di vita della piccola Beatrice, una vicenda che continua a scuotere profondamente l’opinione pubblica.
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