suo latte, sebbene diminuisse con l’avanzare dell’inverno, divenne il nostro unico vero lusso. Lo bevevamo caldo, pochi preziosi sorsi ogni giorno, un ricordo di un mondo più gentile. Quando la mungevo, le parlavo a bassa voce, premendo la fronte contro il suo fianco caldo. La sua placida calma mi tranquillizzava i nervi a fior di pelle. Eravamo una strana trinità: figlia, madre e bestia, ognuna delle quali forniva ciò che le altre non potevano.
Ho trascorso le mie giornate esplorando le parti più profonde del sistema di grotte, portando sempre con me una candela e un pezzo di gesso per segnare il percorso. Il diario menzionava altre risorse, e lentamente le ho trovate. Ho scoperto il piccolo nascondiglio del cacciatore di pellicce, pieno di fagioli secchi e pesce affumicato, un tesoro inestimabile. Ho trovato una vena di carbone tenero e friabile in un passaggio laterale; una volta aggiunto al fuoco,
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