improvvisamente flebile. “Trevor, di cosa sta parlando?”
Si strofinò il viso. “È temporaneo.”
“No,” dissi. “È legale.”
Quella mattina era iniziata con l’arrivo inaspettato di Diane, che trascinava due valigie e una borsa porta abiti attraverso l’ingresso come se stesse facendo il check-in in un hotel. Trevor l’aveva invitata a rimanere “per darmi supporto” dopo il divorzio. Lei dava per scontato che io fossi già andata via. Non mi ero preoccupata di correggere questa supposizione perché ero stanca di spiegare le cose a persone determinate a non capirle.
Ora lo sapeva.
E sapeva anche un’altra cosa: se Trevor non fosse riuscito a rifinanziare o ad acquistare la mia quota garantita, la conseguenza non sarebbe stata di natura emotiva.
Sarebbe una questione finanziaria.
La casa potrebbe essere costretta a essere venduta.
A mezzogiorno Trevor aveva chiamato il suo avvocato due volte, senza ricevere alcun conforto in entrambe le occasioni. Alle due
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