di distanza, con una veranda schermata, uno studio luminoso e senza l’ambizione di Trevor intrappolata tra le mura. La tranquillità mi si addiceva di più.
L’ultima volta che ho visto Diane è stata nello studio dell’avvocato incaricato della stipula del contratto. Sembrava più vecchia, priva di certezze. Si è fermata accanto a me nel parcheggio e mi ha chiesto – questa volta non con cattiveria – “Sapevi che sarebbe finita così?”.
Ci ho pensato.
«No», dissi. «Sapevo solo che non avrei permesso a tutti voi di escludermi da una casa che ho pagato.»
Annuì una volta, come fanno le persone quando la verità arriva troppo tardi per cambiare qualcosa.
Poi lei è salita in macchina con Trevor e se ne sono andati.
Rimasi lì ancora un istante, con le chiavi in mano, provando non un senso di trionfo ma di sollievo.
Perché il vero shock quella mattina non era stato quando Diane
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