borsa ancora a tracolla e il viso in fiamme.
Uscii dalla porta laterale, presi la valigia che avevo preparato quella mattina – quella che pensavo di sistemare nel mio comò d’infanzia – e mi diressi verso il cancello principale come la figlia obbediente che ero sempre stata.
Ed eccomi qui.
Tremante.
La pioggia mi inzuppava le spalle del cappotto.
Aspettiamo che cambino idea.
Non l’hanno mai fatto.
Le luci della casa si spensero una ad una.
Innanzitutto la sala da ballo.
Poi la sala da pranzo.
Poi le camere da letto al piano superiore.
La stanza di mia madre è rimasta al buio per ultima.
L’ho immaginata mentre tirava le tende e si infilava a letto senza pensare minimamente alla figlia che aveva lasciato fuori sotto la pioggia gelida.
Il mio dito indugiava sul citofono. Avrei potuto suonare. Avrei potuto chiedere una coperta, un taxi, qualsiasi cosa.
Ma non sopportavo l’idea di
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