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All’alba, in ospedale, le condizioni di Ed si erano stabilizzate, ma io non mi sono rilassata.
Mi sedetti accanto al suo letto con la cartella di Megan in grembo e lessi ogni pagina due volte.
Ed aprì gli occhi quando la stanza era ancora grigia.
“Marilyn?”
Ho preso la cartella. “Sai cosa lo ha portato nel tuo appartamento?”
La sua espressione cambiò. “Dov’è Megan?”
“Non accanto al tuo letto! Rispondimi, Ed!”
Deglutì. “Erano fogli di carta.”
«Riepiloghi dei conti, appunti sulla casa, bozze di contatti di emergenza e un elenco intitolato “Beni”». Ho toccato la cartella. «Il tuo nome viene fuori fin troppo spesso per una persona che sta solo dando una mano».
Ed chiuse gli occhi.
“Volevi divorziare da me?”
“NO.”
“Allora, di’ il resto.”
Le tremavano le labbra. “Megan ha detto che era l’unico modo per proteggerti.”
“Umiliarmi?”
«Mi ha detto che
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