un sopracciglio e le ho chiesto se le sembrava incredibile che fosse sabato mattina. Lei mi ha ricordato i suoi corsi di veterinaria e il progetto di cura degli animali randagi.
Annuii ricordando quanto fosse determinata da quando George le aveva regalato quel libro sugli animali selvatici per il suo decimo compleanno. Le suggerii di controllare il cesto della biancheria in bagno, nel caso mi fossi dimenticata di appenderlo.
Si allontanò di corsa e tornò un minuto dopo con il maglione in mano. Mi ringraziò e mi chiamò la migliore, poi mi diede un bacio sulla guancia e prese un waffle direttamente dalla padella.
La voce acuta di Melinda mi fece sobbalzare. Non mi chiamava mai mamma, ma usava il mio nome, Adelaide, come se fossimo colleghe o estranee.
Se ne stava sulla soglia con le mani sui fianchi, la sua figura snella impeccabile. Gestiva una lavanderia a gettoni e
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