Pubblicità

Era considerato sterile perché ne era privo: suo padre lo aveva dato in sposa nel 1859 alla schiava più sana, che glieli aveva rimossi con una pinzetta.

Pubblicità

Pubblicità

in silenzio quasi tutte le sere, l’unico suono nell’immensa sala da pranzo era il tintinnio delle posate sulle porcellane. A volte mi guardava con un’espressione che non riuscivo a decifrare: delusione, certo, ma anche qualcosa di simile alla disperazione.

L’esplosione avvenne nel marzo del 1859. Era tarda sera e mio padre aveva bevuto più del solito. Ero in biblioteca a leggere le Meditazioni di Marco Aurelio quando irruppe nella stanza. “Thomas, dobbiamo parlare.” Posai il libro. “Sì, padre.” Si sedette pesantemente, il bourbon che gli roteava nel bicchiere. “Ho 58 anni. Potrei morire domani o vivere altri 20 anni. Ma in entrambi i casi, prima o poi morirò. E quando succederà, cosa ne sarà di tutto questo?” Indicò vagamente la stanza, la casa, la piantagione al di là. “Suppongo che la proprietà andrà al nostro parente maschio più prossimo. Il cugino Robert in Alabama.” “Il cugino Robert!” sputò mio padre. “

Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!

Pubblicità

Pubblicità