Le raccontai tutto: la mia infertilità, la disperazione di mio padre per avere degli eredi, il suo piano di farmi accoppiare con uno schiavo di un’altra piantagione, le macchinazioni legali che avrebbero trasformato i suoi figli nei miei eredi adottivi. Mentre parlavo, vidi sul suo volto passare shock, orrore e poi una sorta di stanca rassegnazione. Quando ebbi finito, rimase in silenzio per un lungo periodo. Infine, disse: “Quindi il giudice ha intenzione di usarmi come fattrice”. “Sì. E volevo che lo sapessi. Volevo avvertirti in modo che tu potessi… non so, prepararti. Resistere, se possibile, anche se so che è quasi impossibile data la tua situazione”. “Perché?” Ora mi guardava dritto negli occhi, la paura temporaneamente sopraffatta dalla curiosità. “Perché me lo stai dicendo, signor Thomas? Perché ti interessa quello che mi succederà?” Era una domanda legittima. Perché mi interessava? Avevo vissuto tutta
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