sussultò, portandosi una mano alla bocca. Gli occhi di Croft si socchiusero, rivelando un genuino interesse nei loro confronti.
“Sulla tua terra? Ti stanno minacciando? Stanno facendo delle incursioni?”
«No», ammise Kora, rendendosi conto della stupidità delle sue stesse parole. «Sono lì, il loro capo. Mi ha chiesto di sposarlo.»
La dichiarazione cadde nel silenzio improvviso del negozio come un sasso in un pozzo. Florence la fissò come se le fosse spuntata una seconda testa. Croft, dopo un attimo di incredulità sbalordita, emise una risata breve e acuta.
«Sposarlo?» ridacchiò, scuotendo la testa. «Beh, io lo farò. Il caldo deve star dando loro alla testa. O forse a te, signorina Abernathy.»
«È la verità», insistette Kora, con le guance arrossate dalla rabbia e dall’imbarazzo. «Sono lì da quattro giorni. Non se ne andranno.»
«Allora serve la legge», disse Florence con voce tremante e nervosa. «Lo sceriffo Cain, li metterà
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