immobile. Si trovava a una ventina di passi da lei, abbastanza vicino da permetterle di ammirare le intricate decorazioni di perline sui suoi mocassini, ma abbastanza lontano da non rappresentare una minaccia immediata.
«Non ho niente contro di te», disse Kora, con voce sempre più ferma. «Dì quello che vuoi e vattene. L’acqua è mia.»
Era il solito motivo per cui gli stranieri si intrufolavano nella sua proprietà. La sorgente era un richiamo irresistibile in una terra assetata. L’uomo corpulento non rispose subito. Guardò oltre lei, verso la robusta capanna, le ordinate cataste di legna da ardere, il piccolo giardino rigoglioso. Il suo sguardo sembrò cogliere ogni dettaglio della sua esistenza solitaria, ogni segno della sua resilienza.
Infine, i suoi occhi tornarono a incrociare i suoi. Quando parlò, la sua voce era un baritono basso, le parole inglesi accuratamente pronunciate con un leggero accento musicale.
«Non siamo venuti per l’acqua»,
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