disse, la sua voce che risuonava chiara nell’aria immobile. «Sono il figlio di un grande capo. Questi sono i miei fratelli e i miei guerrieri più fidati.»
Si fermò, il suo sguardo la percorse dall’orlo sfilacciato dei pantaloni di jeans alle ciocche ribelli di capelli scoloriti dal sole che le erano sfuggite dalla treccia.
«Abbiamo viaggiato per tre giorni dalla Sierra Madre. Siamo venuti a chiederti di diventare mia moglie.»
Le parole colpirono Kora con la forza di un pugno. Il mondo sembrò inclinarsi sul proprio asse. Il sole implacabile, le montagne silenziose, i sette giganti davanti a lei, tutto si confondeva in un quadro incomprensibile, il suo dito stretto sul grilletto. L’acciaio freddo della pistola, l’unica cosa reale in un momento di assoluta surrealtà.
Spazzatura. Era una parola così estranea, così lontana dalla sua realtà, che avrebbe potuto benissimo appartenere a un’altra lingua. Per una donna che non aveva
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