quando mi sono lavata la faccia.
Non quando sono sdraiata e indosso ancora il vestito.
Non quando mi sono svegliato alle tre del mattino con il cuore che batteva all’impazzata.
L’ho acceso la mattina successiva.
Ventisette chiamate perse.
Una valanga di messaggi.
Mamma, dove sei?
Per favore, rispondi.
Mamma, per favore.
Poi ne arrivò uno che mi fece stringere il petto.
Mamma, per favore rispondi. Era per te.
L’ho fissato a lungo.
Poi un altro.
Linda stava appendendo lo striscione. I bambini si nascondevano in soggiorno. Emma ti ha visto andare via dalla finestra e ora non smette di piangere. Ti prego, mamma. Ti prego, torna.
Mi si chiuse la gola.
Ho riletto i messaggi.
Non ti stavo mandando via. Volevo solo che fosse tutto pronto. Volevo che fosse perfetto.
Perfetto.
Poi squillò il telefono.
Nick.
Stavo quasi per lasciare che andasse alla segreteria telefonica.
Quasi.
Ma la speranza può
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