di mia nonna.
Desiree veniva spesso a trovarmi, portandomi dolci e storie che ero troppo piccola per capire. Non la vedevo da anni.
Nel momento in cui i suoi occhi si sono posati su di me, qualcosa dentro di lei si è spezzato, come se avesse cercato di mantenere la calma per troppo tempo.
«Ti stavo cercando», disse dolcemente, stringendomi in un abbraccio.
Caldo. Familiare. Inaspettato.
Inizialmente rimasi rigido, poi lentamente mi lasciai andare.
«Che succede?» chiesi quando lei si ritrasse.
«Le somigli tantissimo», mormorò.
“Nana?”
Lei annuì, poi si rivolse all’uomo. “Va tutto bene, Samuel. Me ne occuperò io.”
Annuì rapidamente, sollevato.
Aggrottai la fronte. “Perché ti ha chiamato ‘il maestro’?”
Desiree tirò un sospiro di sollievo. “Perché questo posto è mio, e anche altri tre dall’altra parte della città. Dice che mi comporto come una padrona, non come una capa.”
Solo a scopo illustrativo
Questo mi ha sorpreso,
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