Eccolo di nuovo. Non ora. Non stasera. Mai, se il silenzio potesse reggere. “Oggi ho un appuntamento con il colonnello Pierce”, dissi. “Non ci andrai.” Il vecchio ordine risuonò al telefono. Ma io non ero più a tavola per la colazione. “Ci andrò”, dissi. “Puoi venire se sei pronto a dire la verità. Ma non puoi fermarmi.” Poi riattaccai.
Parte 3: La scatola dell’archivio
All’accademia, il campo d’armi era già stato sgomberato. Sedie pieghevoli erano accatastate vicino al capannone degli attrezzi. La cerimonia di ieri si era trasformata nella pulizia di oggi, il che risultava stranamente confortante.
Sofia camminava al mio fianco verso l’edificio amministrativo.
«Per la cronaca», disse, «tuo padre sembrava terrorizzato».
“Sembrava arrabbiato.”
“A volte le persone indossano la rabbia quando la paura non si addice al loro abbigliamento.”
“Quasi saggia è stata quella scelta.”
“Contengo moltitudini.”
Il colonnello Pierce ci ha accolti fuori dall’ufficio degli archivi in abiti civili, sebbene avesse comunque l’aspetto di un colonnello. Indossava una giacca color antracite, senza cravatta, e portava una cartella di pelle.
«Signorina Alvarez», disse lui annuendo. «Grazie per essere venuta con lei.»
L’ufficio dell’archivio odorava di carta, lucidante e vecchia pioggia. Armadietti metallici rivestivano una parete. Un ritratto del fondatore di Harrison vegliava su un tavolo dove giaceva una scatola di cartone contenente documenti.
Il mio nome era sull’etichetta.
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