si era goduto il suo posto in famiglia perché gli faceva comodo. Aveva riso quando ero stato licenziato.
«Mi hai fatto male», dissi.
I suoi occhi si riempirono di lacrime. “Lo so.”
“Fai?”
“Credo di star iniziando a capirlo.”
Non è bastato.
Ma fu un inizio.
La mamma si protese verso di me, poi si fermò prima di toccarmi la mano. Per una volta, mi chiese senza parole.
Ho lasciato la mano dov’era.
Non la prendo.
Non si allontana.
«Ti ho amato», disse lei. «Ti amo.»
«Ci credo», sussurrai.
Nei suoi occhi balenò un barlume di speranza.
“Ma l’amore che si nasconde dietro la paura lascia comunque un bambino solo.”
Le lacrime le tornarono a scorrere. “Lo so.”
Ho guardato papà.
Ora mi sembrava più piccolo. Non innocente. Mai innocente. Ma umano in un modo che rendeva la mia rabbia più complessa, non meno.
“Perché hai definito la mia cerimonia
Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!