consumando una sinistra trasformazione, destinata a culminare in uno dei crimini familiari più inquietanti e profondamente celati della storia americana. Questa è la straziante storia, documentata, di Delilah McKenna, una vedova stimata il cui distorto senso del dovere divino la spinse a trasformare i propri figli in prigionieri e carnefici all’interno di un inimmaginabile impero di tratta e sfruttamento di esseri umani.
La storia inizia nel frizzante autunno del 1884. La prima gelata aveva appena cominciato a dipingere le cime degli Appalachi di un luccichio argenteo quando Delilah McKenna si trovava accanto alla terra appena smossa della tomba del marito. Intorno a lei c’erano i suoi cinque figli, di età compresa tra gli otto e i diciassette anni. Per la comunità riunitasi quel giorno, intonando inni che riecheggiavano solennemente tra le pareti della montagna, Delilah era l’incarnazione stessa della virtù cristiana. Era una moglie addolorata e devota, che ora si
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