notte, sentii Noah fuori dalla mia porta. Alla fine entrò con una pila di vecchi jeans.
I jeans di mamma.
Li posò con cura sul mio letto.
«Ti fidi di me?» chiese a bassa voce.
Lo fissai. “Di cosa stai parlando?”
“Ho fatto un corso di cucito l’anno scorso, ricordi?”
“Sai cucire?”
“Posso provare”, disse in fretta. “Cioè… se viene male, lasciamo perdere.”
Gli afferrai il polso prima che potesse liberarsi.
“No. L’idea mi piace.”
Così iniziammo a lavorare di nascosto ogni volta che Carla usciva di casa o si chiudeva in camera sua.
Noah tirò fuori la vecchia macchina da cucire di mamma dal ripostiglio della lavanderia e la sistemò in cucina. Notte dopo notte, tagliava pannelli di denim, cuciva le cuciture e modellava con cura il tessuto con una pazienza che non avevo mai visto prima.
Vederlo maneggiare i vecchi vestiti di mamma con tanta delicatezza mi spezzò
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