da tre anni, arrivando ogni mattina all’alba per pulire gli sfarzosi corridoi, dove nessuno la salutava mai. Aveva ventotto anni, splendidi occhi color nocciola e un’aria tranquilla e modesta che, per qualche inspiegabile ragione, irritava segretamente Ava.
“Lisa, vieni qui”, chiamò Ava dalla veranda ventosa.
La giovane donna posò lo straccio ed entrò nella grande stanza con passi decisi.
“Posso portarle qualcosa, signora Covington?”, chiese Lisa con cortesia.
Ava estrasse dalla sua borsetta firmata un biglietto color crema con eleganti scritte dorate.
“La mia festa di compleanno è sabato sera prossimo e ho deciso di invitarvi tutti”, annunciò Ava con un sorriso forzato.
Lisa diede un’occhiata al biglietto senza mostrare alcuna reazione o confusione.
“Grazie, signora Covington”, disse Lisa con tono distaccato.
«È la cosa giusta da fare, quindi non dovrebbero esserci fraintendimenti sulla tua presenza», aggiunse Ava, sperando che le sue parole colpissero come una puntura di spillo.
Quando
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