ho qualcosa per te.”
Penelope e Lucille portarono la scatola bianca legata con un nastro di raso.
Maya sbatté le palpebre, poi allargò il sorriso. “Per me?”
«Per te», disse Adele. «Aprilo.»
Maya sciolse il nastro e sollevò il coperchio.
All’inizio, si limitò a fissarla.
All’interno c’erano 15 buste, ognuna contrassegnata da un anno. Sotto di esse c’erano foto, inviti, programmi, lettere restituite, email stampate e il mio vecchio quaderno con il dorso screpolato.
Il viso di Maya impallidì. “Cos’è questo?”
Adele si avvicinò. “Quindici anni di cose che papà ti mandava e che tu gli rimandavi indietro.”
Maya prese una busta. “Questa è falsa.”
«No», dissi.
Gli occhi di Maya brillarono. “Robert, non farlo.”
Adele sollevò un piccolo biglietto rosa. “Piper l’ha fatto quando aveva nove anni. C’è scritto: ‘Per favore, vieni al mio compleanno, mamma’.”
Piper si coprì la bocca.
Adele prese in mano una foto scolastica. “Questo
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