“Nella borsa rossa, sulla scrivania!”
Mi sono rialzata in fretta, sono scivolata su una bottiglia di alcol denaturato rovesciata, mi sono aggrappata al bordo del materasso e mi sono lanciata verso la scrivania. Ho squarciato la borsa di tela rossa, rovesciandola. Fiale, bende e un piccolo inalatore di plastica blu a forma di L si sono sparsi sulla sacra carta assorbente di Arthur.
L’ho afferrato, mi sono buttato di nuovo a terra e ho premuto il bocchino oltre le labbra pallide di Chloe.
«Premilo quando inspira!» gridò Emma.
«Inspira, Chloe. Profondamente», le ordinai. Premetti il flacone. Un sibilo di medicinale le penetrò in gola.
Lei ebbe un conato di vomito, la schiena che si inarcava violentemente. Per tre secondi agonizzanti, non accadde nulla. Il mondo sembrò fermarsi. Tenevo tra le braccia quella bambina ferita e nascosta, pregando un Dio con cui non parlavo dalla morte di Arthur, barattando la
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