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Mia suocera, al nono mese di gravidanza, guardò la mia pancia e disse a mio marito: “Chiudi la porta a chiave e lasciala partorire da sola”. Una settimana dopo, tornarono dalle vacanze, ma li attendeva una brutta sorpresa! La prima contrazione mi fece crollare sul divano, proprio mentre mia suocera stava preparando l’ultima valigia. Senza nemmeno guardarmi, disse freddamente: “Non rovinare il nostro viaggio con le tue bravate”. Mi chiamo Israa ed ero all’ultimo giorno del nono mese. Il viaggio che mio marito, Rami, sua madre, Madiha, e sua sorella, Basma, stavano per fare verso la costa quello stesso giorno era stato pagato con i miei soldi. Avevo pagato i biglietti. Avevo prenotato l’hotel. Avevo persino permesso loro di usare la mia carta di credito per cibo, uscite e tutto il resto. Come sempre, alla fine tutto è ricaduto sulle mie spalle. Ho chiesto aiuto, ma nessuno si è mosso. Rami era lì in piedi, con una camicia elegante e un orologio costoso, come se stesse andando a fare un picnic… ma non lo era. Aveva lasciato sua moglie in travaglio!

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tu hai deciso di non voler essere qui… io ho deciso la stessa cosa.”
Rami bussò alla porta con rabbia:
“Israa, apri! Questo è mio figlio!”
“Mio figlio… quello per cui sarei morta da sola.”
E poi…
la telecamera si spense.
La luce verde scomparve.
Rimasero lì in piedi davanti a una porta chiusa… E la vita li avvolse.
—
Quella notte… non avevano un posto dove andare.
Andarono in un hotel… ma gli fu negato l’ingresso senza un deposito.
La carta? Rifiutata.
I soldi? Prelevati.
Madiha dovette chiamare i suoi parenti…
ma la risposta fu fredda… come sempre.
“Mi dispiace, Madiha… circostanze.”
Rami si sedette sul marciapiede… per la prima volta nella sua vita… senza una soluzione.
—
Passò un giorno… poi due… poi tre…
Israa non si fece vedere.
Non rispose.
Ma il quarto giorno…
Rami ricevette una lettera.
Indirizzata a lui.
La aprì velocemente…
dentro c’era una foto.
Israa…

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