e si estendevano sul prato come uno strano piccolo esercito.
In fondo al vialetto, due auto della polizia erano parcheggiate di traverso sulla strada, bloccando il traffico.
Mio figlio Oliver, di sei anni, è apparso alle mie spalle con la sua tuta da corsa e si è aggrappato al mio accappatoio.
«Mamma», sussurrò. «Ho fatto qualcosa di sbagliato?»
Lo strinsi a me.
“No, tesoro mio.”
Il poliziotto lo guardò, la sua espressione si addolcì.
“Tu sei Oliver?”
Oliver annuì, rimanendo comunque aggrappato a me.
«Sono l’agente Hayes», disse cortesemente. «Va tutto bene.»
“Allora perché ci sono le auto della polizia qui?” chiese Oliver.
L’agente Hayes lanciò un’occhiata alla piccola casa gialla della signora Adele, dall’altra parte della strada.
“Perché ieri”, ha detto, “avete visto qualcosa che molti adulti non hanno visto.”
Poi mi ha dato un salvadanaio rosso.
“Signora, vorrei che pesasse questo.”
Lo fissai.
“Perché?”
La sua espressione facciale
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