La porta d’ingresso si spalancò con tale forza che scricchiolò nello stipite. Mio padre – di solito composto, misurato – era già dentro prima che Mark potesse dire una parola. I suoi occhi osservarono tutto in una volta: il mio braccio ammaccato, Noah aggrappato al mio fianco, la sedia rovesciata, la paura che riempiva la stanza come una fitta nebbia.
“Allontanati da loro”, disse papà, con voce ferma, il tipo di fermezza che arriva subito prima che scoppi una tempesta.
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Mark alzò le mani, cercando di apparire innocuo. “Jim, parliamone e basta.”

Ma papà non si lasciò ingannare. Si mosse tra noi e Mark con un passo fluido, come un pompiere che protegge gli altri dal calore. Vidi i tendini della sua mascella irrigidirsi. Lo sospettava da un po’. L’avevo sentito nelle
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