in punto un grosso SUV nero entrò nel vialetto dietro l’auto di Patrick e io lo guardai dall’interno mentre ne usciva con la postura sicura di chi tornava a reclamare una proprietà che gli apparteneva.
Deborah lo seguì con una borsa costosa mentre Harold si sistemava il berretto da golf e Melissa trascinava dietro di sé due enormi valigie, guardandosi intorno con curiosità.
Salirono i gradini e Patrick digitò il codice della porta sulla serratura intelligente.
La porta suonò ma rimase saldamente chiusa.
Ci riprovò con un’espressione frustrata e ottenne lo stesso risultato.
Deborah sembrava confusa e chiese: « Patrick, cosa sta succedendo? »
Aprii lentamente la porta dall’interno e rimasi lì, in silenzio.
Dietro di me l’intero atrio era completamente vuoto, senza mobili né decorazioni, e sul muro accanto all’ingresso avevo attaccato con del nastro adesivo una busta con il nome di Patrick scritto sopra con un pennarello nero spesso.
Tutti
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