fosse lì. Clara la osservò per un attimo prima di parlare, incerta sul perché chiedere delle uova le sembrasse improvvisamente un errore.
Quando finalmente lo fece, Ruth rise – non in tono sprezzante, ma gentilmente – e si scostò la terra dai palmi. Spiegò che nel corso degli anni aveva imparato a preparare la vita nello stesso modo in cui preparava i pasti: con calma, in anticipo, senza drammi. Le uova non erano un azzardo o una scorciatoia. Erano semplicemente una silenziosa promessa al suo io futuro.

Qualcosa si allentò nel petto di Clara. La domanda che si portava dietro non riguardava tanto il cibo. Riguardava la fiducia, l’imparare a credere che le cure potessero avere un aspetto diverso da quello a cui era abituata.
Nei giorni successivi, Clara iniziò a notare il ritmo che si celava dietro le abitudini di Ruth. Niente nel frigorifero era casuale. Ogni contenitore aveva uno scopo.
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