quanta ne avessi dedicata io ai miei il giorno del mio matrimonio, quando finalmente ne ho avuto uno.
«Credi che saltare le lezioni sia divertente?» continuò l’uomo. «Credi che non fare i compiti non sia un problema? Vuoi finire così? Un fallito ricoperto di sporcizia, costretto a fare lavori manuali per tutta la vita?»
Ci fu una pausa.
Strinsi la mascella. Tenevo gli occhi fissi sul pollo, fingendo di non aver sentito nulla.
«Allora? È questo che vuoi che sia il tuo futuro?» insistette l’uomo.
Il ragazzo rispose a bassa voce: “No”.
Sembrava a disagio.
Il padre si sporse in avanti. “Allora comincia a comportarti di conseguenza.”
Qualcosa si contorse dentro di me. Non perché non avessi mai sentito gente parlare in quel modo prima d’ora, anzi. Molte volte.
Ciò che mi ha colpito è stato il ragazzo e la lezione che gli veniva impartita lì, in pubblico: che il
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