fissai il volante, rendendomi conto che la certezza può frantumarsi senza fare rumore. Forse l’impiegato si sbagliava.
Forse il dolore aveva acuito la mia paura, trasformandola in qualcosa di teatrale. O forse la verità non era affatto drammatica, ma solo incompiuta.
Mia moglie ha sempre creduto che alcune porte non si chiudano quando pensiamo che lo facciano, che la vita lasci echi dietro di sé quando non prestiamo attenzione.

Quella sera non ho cercato spiegazioni. Ho invece aperto vecchi messaggi, riletto appunti che aveva lasciato sulle liste della spesa, ascoltato messaggi vocali che avevo salvato senza motivo.
L’accusa era ancora lì, immutata, ma non sembrava più un’accusa. Sembrava una domanda. Allora ho capito che la chiusura non è una scatola chiusa in cui si mettono le cose; è una scelta che si fa ogni giorno.
Che l’impiegato aveva ragione o torto non aveva importanza, quanto questo: l’amore non svanisce nei
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