Rosa osservò la bambina con maggiore attenzione, notando i suoi lineamenti e l’intelligenza che traspariva dai suoi occhi. Chiese il nome della bambina e scoprì che si chiamava Gini, diminutivo di Virginia.
Quel nome colpì Rosa come un pugno nello stomaco. Quella bambina portava lo stesso nome della donna le cui lettere riempivano il baule. Il collegamento sembrava ovvio, eppure sollevava ancora più interrogativi.
Una situazione disperata
Rosa chiese a Gini se poteva portarla a conoscere Virginia. La ragazza esitò prima di spiegare che sua madre era attualmente ricoverata in ospedale, in attesa di un intervento chirurgico al cuore che la famiglia non poteva permettersi.
Si recarono insieme alla struttura medica. Virginia giaceva pallida e debole in un letto d’ospedale, con le apparecchiature mediche che monitoravano i suoi parametri vitali. Sembrava molto più giovane di quanto Rosa si aspettasse.
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