Per quindici anni, l’unica voce umana che Kora Abernathy avesse mai sentito era la sua. Un lieve ronzio contro il fischio del vento tra le alte fronde. Il suo mondo era un appezzamento di terra dura di cento acri, una solida capanna costruita da un padre di cui ricordava a malapena il ricordo, e la silenziosa e vigile compagnia dei Monti Dragoon.
La solitudine era una seconda pelle, una fortezza contro un mondo che le aveva portato via tutto.
Ma un martedì, soffocato dal caldo soffocante di agosto, il silenzio fu rotto. Sette ombre si allungarono sulla sua terra, immense e silenziose. Non erano cercatori d’oro né vagabondi. Erano guerrieri Apache, titani del deserto, e non erano venuti per l’acqua o per la guerra.
Erano venuti a prenderle la mano.
Il figlio dell’Arizona era un martello implacabile, che si abbatteva sulla terra screpolata della fattoria di Kora Aernathy. A 22
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