La porta della sala parto si aprì e, per un terrificante istante, Alexander Bennett dimenticò come respirare. Un’infermiera entrò nel corridoio con i guanti sporchi di sangue, la fronte imperlata di sudore e un’espressione che fece ammutolire tutti coloro che aspettavano fuori. Alexander si fece largo tra la madre, tra i parenti che non avevano mai saputo quando smettere di porre domande crudeli, e si fermò proprio davanti all’infermiera, come se la sua intera vita dipendesse dalle sue prossime parole.
«Signor Bennett», disse l’infermiera con cautela, «sua moglie è cosciente, ma è molto debole. I bambini sono nati prematuri. I medici si stanno occupando di tutti e tre.»
«Tutti e tre?» sussurrò Alessandro, pur sapendolo già. Sentirlo di nuovo gli sembrò irreale, come una frase tratta dalla vita di un altro uomo.
L’infermiera annuì. “Due maschi e una femmina.”
Le ginocchia di Alexander quasi cedettero sotto il suo peso. Due
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