Ero appena rientrato a casa da un viaggio di lavoro quando mia figlia di otto anni mi ha sussurrato il segreto che sua madre credeva sarebbe rimasto tale.
Ero a casa da meno di quindici minuti.
La mia valigia era ancora vicino alla porta. La mia giacca era ancora sul divano. Appena ho varcato la soglia, ho capito che qualcosa non andava.
Nessun passo, nessun passo verso di me.
Nessuna risata.
Nemmeno un abbraccio.
Solo silenzio.
Poi ho sentito la sua voce provenire dalla stanza.
Dolcezza. Fragilità. Quasi un sussurro.
“Papà… per favore non arrabbiarti”, ha detto. “La mamma ha detto che se te l’avessi detto, le cose sarebbero peggiorate. Ma mi fa male la schiena… e non riesco a dormire.”
Sono rimasto immobile nel corridoio.
Una mano stringeva ancora la maniglia della valigia. Il cuore mi batteva fortissimo, lo sentivo nel petto.
Non era un capriccio.
Non era un’esagerazione
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