Neanche un alito di vento; nessuno riuscì a dormire nemmeno per un secondo durante quella lunga, terribile mattinata.
La casa, che solo poche ore prima era animata dalle note di un gruppo jazz dal vivo, ora era silenziosa come una tomba.
I tavoli erano ancora apparecchiati in modo impeccabile in giardino, i resti della festa a ricordare l’inganno della notte precedente.
La grande insegna decorativa con i nomi di Caleb e Katherine pendeva ancora storta vicino all’ingresso principale.
In salotto, Grace sedeva a fissare una fotografia professionale degli sposi raggianti all’altare, e sentiva che quell’immagine apparteneva a una vita completamente diversa, più felice, che era stata cancellata.
Alle quattro del mattino, la grande porta della suite degli ospiti si aprì.
Katherine apparve, il velo da sposa gettato chissà dove nell’oscurità, il trucco sbeccato sulle guance e l’abito ancora aderente alla sua figura esile. Si diresse dritta verso Grace e, prima
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