I miei figli mi corsero incontro non appena aprii la portiera. Noah mi strinse la vita con tanta forza da farmi indietreggiare. Lily gli stava dietro, ansiosa, leggendomi l’espressione.
«Il nonno ha urlato?» chiese Noè.
Mi accovacciai e li strinsi entrambi a me. I loro capelli profumavano di pastelli a cera, burro d’arachidi e dello shampoo alla lavanda che Lily tollerava solo il giovedì.
«Un pochino», dissi.
«Siamo nei guai?» chiese Lily.
Quella domanda mi colpì profondamente. I miei figli avevano imparato troppo presto che la rabbia degli adulti poteva riversarsi su di loro senza preavviso.
«No», dissi con fermezza. «Non sei nei guai. Non hai fatto niente di male.»
Lily mi osservò attentamente, poi guardò oltre la mia spalla verso Claire, che se ne stava in piedi tranquillamente sulla veranda, con le mani nelle tasche del cappotto.
«Chi è?» sussurrò Noè ad alta voce.
Mi voltai. Claire mi fece
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