Mi sono trasferita a Barcellona due settimane dopo.
Non per fuggire. Per arrivare.
Il mio appartamento si affacciava sul Mediterraneo, immerso in una luce di cui avevo dimenticato l’esistenza. L’ho riempito di piante, libri, opere d’arte. Ho frequentato corsi di pittura. Ho fatto volontariato presso la fondazione che avevo creato, aiutando le donne che adottavano bambini e a cui veniva detto che avrebbero dovuto essere grate anche per le briciole.
Non mi accontentavo più delle briciole.
La fondazione crebbe rapidamente. Cinquanta donne diedero il loro contributo nel primo anno. Poi ne arrivarono altre. Ognuna di loro comprese cosa significasse dare tutta se stessa e rimanere invisibile.
Mi hanno visto.
Ho cambiato numero di telefono. Ho chiuso i vecchi account. Ho lasciato che il rumore si placasse.
Una volta, arrivò una lettera da Ethan. Scriveva di terapia. Di rimpianti. Di comprensione.
L’ho messo in un cassetto.
Non
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