laggiù.”
“Lo venderemo, mamma. Qui non ci sta.”
Sentivo una fitta al petto: quel tavolo dove avevo immaginato cene in famiglia, risate e Natale.
“Va bene”, dissi. “Era tuo. Puoi farne quello che vuoi.”
Ma Sarah vide la mia espressione.
“Mamma, se lo vuoi…”
“No, cara. Non ho spazio nemmeno per quello.”
Ed era vero. Quel tavolo apparteneva a un sogno che non esisteva più.
Nel pomeriggio, mentre riposavamo, arrivò la signora Carol. Nessuno l’aveva chiamata. Nessuno le aveva detto che saremmo arrivati. Si presentò semplicemente con i tacchi alti, una borsa firmata e occhiali scuri, come se stesse andando a un evento mondano.
“David, figlio mio, sono solo venuta a vedere come stavi.”
David uscì dall’appartamento. Quando la vide, la sua espressione si indurì.
“Mamma, cosa ci fai qui?”
“Sono venuto per aiutarti con il trasloco.”
“Non abbiamo bisogno di aiuto.”
“David, non essere ridicolo. Certo che hai bisogno
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