casa.
L’inverno si intensificò, assumendo la brutalità che la città aveva predetto. Le bufere di neve infuriavano per giorni interi, seppellendo il mondo sotto un manto bianco. Dall’imboccatura della grotta udivamo il vento ululare come una banshee, un suono che settimane prima avrebbe significato morte certa. Ma all’interno della nostra fortezza di pietra eravamo al riparo dalla sua furia. La montagna ci proteggeva. Il fuoco ci riscaldava. Eravamo al sicuro.
Eppure il mondo non resta lontano per sempre.
Un pomeriggio, durante una tregua tra le tempeste, una figura apparve all’imboccatura della grotta. Si trattava di un uomo del paese, un cacciatore di nome Thomas. Il suo volto era emaciato, gli occhi spalancati per l’incredulità e il sospetto. Stava seguendo le tracce di un cervo e aveva visto il debole filo di fumo che si levava dal nostro camino contro il cielo grigio.
«Agnes», balbettò, scrutando nell’oscurità. «Per Dio, pensavamo tutti
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