Una sera prese tra le sue le mie mani callose e segnate dalle cicatrici e le osservò con orgoglio.
«Sono mani esperte», disse, la voce appena un sussurro. «Sanno costruire. Sanno resistere.»
Non si è mai lamentata. Non ha mai parlato di paura. La sua unica preoccupazione era per me.
«Non permettere mai più che ti chiamino un peso, Agnes», le ordinò, con un barlume di antica passione ancora negli occhi. «Mi hai portata in cima a questa montagna. Hai costruito questa casa dal nulla. Sei la persona meno gravosa che io abbia mai conosciuto.»
Le sue parole furono un ultimo dono, un’armatura forgiata per me da indossare nel mondo.
La fine giunse in una tranquilla mattina di fine marzo. Fuori, l’aria portava il primo profumo di disgelo, la promessa dello scioglimento della neve e del ritorno della vita. Morì nel sonno accanto al fuoco che avevo acceso, nella casa
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