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Dieci anni di risparmi, un momento cruciale: quando mia madre mi chiese i soldi della casa per il matrimonio di mia sorella.

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egoista.”

Mia madre tenne l’accendino lì per qualche altro secondo, facendomi percepire la minaccia, facendomi capire di cosa fosse capace.

Poi chiuse di scatto l’accendino e mi lasciò i capelli con la stessa naturalezza con cui avrebbe sistemato una tenda o lisciato un tessuto.

Mi sistemai la giacca con mani tremanti. Presi la cartella con i documenti d’acquisto. E uscii da quella casa senza dire una parola.

Il nuovo inizio che si trasformò in una battaglia.
Due settimane dopo, mi trovavo per la prima volta nella mia nuova casa, da vera proprietaria. Pareti bianche che potevo dipingere di qualsiasi colore volessi. Finestre che si aprivano per far entrare la brezza marina. Chiavi strette nella mia mano come se fossero d’oro.

La casa era piccola, ma era mia. Ogni metro quadro rappresentava una scelta che avevo fatto, un sacrificio che avevo accettato, un sogno a cui mi ero rifiutata di rinunciare.

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