Dieci anni di risveglio con lui.
Dieci anni passati a organizzare i suoi impegni, i pasti, i viaggi.
Dieci anni di rinvio della propria carriera “per potersi sviluppare”.
E quella sera, quando gli ho servito la cena, lo ha detto come se gli avessi chiesto il sale.
“Dal mese prossimo, divideremo tutto a metà. Non ho alcuna intenzione di mantenere vivo l’interesse di una donna.” Rimasi lì con il mestolo sospeso a mezz’aria.
Pensavo stesse scherzando.
Non stava scherzando.
“Prego?” chiesi, sorridendo nervosamente. Lui posò con calma il telefono sul tavolo, come se avesse provato quella conversazione davanti a uno specchio.
“Non siamo più negli anni ’50. Se vuoi vivere qui, devi contribuire. Cinquanta e cinquanta.”
Mi guardai intorno.
La casa che ho decorato.
Tende che ho realizzato.
Il tavolo che abbiamo scelto quando non potevamo permetterci le rate.
“Contribuirò anch’io”, dissi a bassa voce. Lui emise una breve risata.
“
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