la stessa identica valigia che avevo portato con me quando mi ero trasferita in questa villa tre anni prima – fuori sul portico. Con un grugnito di pura e maliziosa fatica, la tirò giù per i gradini di pietra.
La cerniera di bassa qualità, indebolita dall’impatto, si spalancò. I miei modesti vestiti, la mia divisa da infermiera e i miei pochi effetti personali si sparsero sul prato immacolato e inzuppato d’acqua, assorbendo all’istante il fango scuro e ribollente.
«Hai avuto il matrimonio sfarzoso che hai sempre desiderato, piccola arrampicatrice sociale», sibilò Eleanor, scendendo le scale, il volto contratto da un odio che a malapena si era preoccupata di nascondere finché Terrence era in vita. «Hai potuto fare la principessa in casa nostra per tre anni. Ma il gioco è finito. Ora che Terrence non c’è più, non avrai niente. Sparisci dalla mia vista, parassita!»
A pochi passi di distanza, al sicuro
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