Persino adesso, in mezzo a tutto questo, li preparavo ogni sabato.
Forse era il mio modo silenzioso di aggrapparmi a un piccolo filo del passato, a quando eravamo una vera famiglia. Un lieve scricchiolio proveniente dal fondo dell’appartamento segnalò che Jace, il mio nipote più piccolo, si era svegliato.
A quattordici anni era già più alto di me, con arti lunghi e slanciati e capelli scuri e arruffati. I suoi occhi erano perennemente nascosti da una lunga frangia e da cuffie ingombranti.
Gli ho dato il buongiorno e gli ho detto che i waffle sarebbero stati pronti in quindici minuti. Lui si è limitato ad annuire senza nemmeno togliersi le cuffie e si è lasciato cadere su una sedia da cucina con il tablet acceso davanti a sé.
Avevo smesso di prendere il suo comportamento sul personale già da tempo. Almeno non mi rispondeva male come faceva a volte sua
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