che amavo, mi chiamava puttana. Due cuori che battevano mentre David svuotava i nostri conti in banca e Peyton mi porgeva una penna per firmare la mia vita.
David si accasciò sulla piccola sedia per i visitatori come se gli avessero strappato le ossa dalle gambe. «No», sussurrò, con gli occhi spalancati per l’orrore. «No, no, no.»
Peyton fissò lo schermo, il viso pallido come un cencio. La trappola che aveva teso con tanta meticolosità – convincere David a sottoporsi alla vasectomia, alimentare la sua paranoia, spingerlo ad andarsene – le si era appena ritorta contro in modo clamoroso.
Mi alzai lentamente sul lettino da visita. Ignorai David. Guardai dritto Peyton, che tremava vicino alla porta.
«Puoi prendere la penna adesso, Peyton», dissi con voce stranamente calma. «Non mi servirà.»
Allungai la mano verso la cartella di pelle contenente i documenti del divorzio e la spinsi giù dal vassoio di metallo. Cadde
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