Pubblicità

Era stata sola fin dall’infanzia, finché sette enormi Apache non arrivarono chiedendole la mano.

Pubblicità

Pubblicità

tesi, spostò leggermente la mira e sparò.

Il boato del proiettile calibro 45 squarciò la quiete pomeridiana. Il proiettile sollevò una nuvola di polvere a trenta centimetri a sinistra dei mocassini di Gotchimin. Era un colpo di avvertimento, una dichiarazione chiara e inequivocabile.

Il capo Apache non si scompose minimamente. I suoi occhi scuri rimasero fissi nei suoi, l’espressione impassibile. Anche i suoi uomini rimasero impassibili, la loro compostezza assolutamente inquietante. Erano guerrieri, e il rumore di una singola pistola non rappresentava per loro una minaccia. Era il capriccio di un bambino.

«Sei una brava tiratrice», disse Gotchimin, riconoscendo la sua voce, ancora incredibilmente calma. «Ma ti restano solo cinque proiettili in quell’arma. Siamo in sette. Non ti auguriamo alcun male, donna della primavera. Desideriamo renderti omaggio.»

«Onorarmi?» rise Cora, una risata amara e vuota. «Preferirei morire se mi rendessi la tua squore.»

Il termine “squore” aleggiava nell’aria, brutto e

Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!

Pubblicità

Pubblicità