ucciso disteso sulla pietra piatta che fungeva da soglia di casa. Era pulito e preparato, pronto per essere messo in padella. Il suo primo istinto fu il sospetto. Era avvelenato? Uno scherzo? Ma lo esaminò attentamente. Era un animale sano e robusto. Era un dono, un’offerta di pace.
Esitò, l’orgoglio in conflitto con il pragmatismo. Sprecare della buona carne era un peccato in quella terra. Con un senso di riluttante concessione, cucinò il coniglio per cena. Fu una comunione silenziosa e a senso unico.
Pochi giorni dopo, una tempesta si abbatté da est, un violento burrasco estivo che scatenò un torrente di pioggia e vento. Un tratto di recinzione che proteggeva il suo piccolo pollaio fu abbattuto da un ramo caduto. Prima ancora che potesse iniziare l’arduo compito di rimuovere il pesante ramo e rimettere a posto il filo spinato, due degli uomini di Gochimin erano già lì.
Non le
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