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Era stata sola fin dall’infanzia, finché sette enormi Apache non arrivarono chiedendole la mano.

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il collo madido di sudore del mulo.

Lentamente, con meticolosità, iniziò a districare i rami, spezzandoli uno ad uno, senza mai interrompere il suo rassicurante monologo.

Kora osservava, ipnotizzata. Aveva sempre gestito i suoi animali con testardaggine e forza. Non aveva mai visto una simile comunione, una così profonda intesa istintiva tra uomo e bestia.

Dopo alcuni minuti, il mulo fu libero. Gimin lo condusse fuori dal boschetto e gli passò una mano lungo il fianco, controllando i graffi. Poi guardò Kora e, per la prima volta, la sua maschera di stoicismo cadde. Le rivolse un piccolo sorriso, quasi impercettibile.

«Ha uno spirito forte», disse Gimin. «Come te.»

Kora non sapeva come reagire. Le difese che aveva costruito con tanta cura cominciavano a sembrarle meno una fortezza e più una gabbia. Questi uomini non erano i mostri selvaggi delle storie narrate a Redemption Gulch. Erano disciplinati. Erano rispettosi. Erano dei

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