protettori e dei fornitori.
Gotchimin non si era limitato a liberare il suo mulo. Le aveva mostrato uno scorcio di un mondo di cui ignorava l’esistenza. Un mondo di pazienza e armonia con le creature selvagge contro cui aveva combattuto per tutta la vita.
Dal suo mulo, che ora strofinava tranquillamente il muso contro la spalla di Gotchimin, scrutò il capo Apache. Vide la quieta forza nei suoi occhi, le profonde rughe di responsabilità incise sul suo volto. Non era una minaccia. Era un leader. Non le stava offrendo servitù, ma collaborazione.
Il pensiero era ancora terrificante, ancora estraneo, ma non era più folle.
Quella sera, mentre medicava le ferite di Bartholomew con un unguento, si ritrovò a canticchiare una melodia che sua madre era solita cantare, una melodia che non ricordava da anni. Il silenzio della sua valle non era più vuoto. Era pervaso da una presenza vigile e,
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