per la prima volta dopo tanto tempo, lo percepiva meno come solitudine e più come attesa.
Erano trascorse quasi due settimane dall’arrivo dei sette guerrieri. La fattoria aveva trovato un nuovo, strano equilibrio. Cora non brandiva più la pistola quando usciva di casa. Gli Apache non sembravano più degli invasori, ma piuttosto una silenziosa e vigile estensione del paesaggio.
I loro doni di selvaggina continuarono, e lei si ritrovò a lasciare una piccola parte del raccolto del suo orto – zucche e fagioli – sulla stessa pietra dove loro lasciavano la carne. Era uno scambio silenzioso, una fragile tregua basata sul rispetto reciproco.
Eppure la domanda centrale rimaneva senza risposta, sospesa nell’aria densa come il caldo estivo. Perché? Perché proprio lei?
Non poteva essere per la sua bellezza. Il sole e il vento le avevano segnato il viso, e le sue mani erano callose e ruvide. Non poteva essere per la sua
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